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IL SABBA (Quarta Parte)
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PARTE
Tuttavia, il Maestro ed i suoi assessori, hanno cura di impedire
che gli spiriti dell’atmosfera si arroventino troppo in fretta.
L’aspetto puramente cerimoniale del Sabba non è terminato. Prima
di passare al banchetto, bisogna dire la “messa”.
Un altare a forma di mezza luna è stato eretto su un ponticello,
dall’altra parte del campo. Un prete maledetto comincia già ad
officiare, mentre si dirige da quella parte con grande
processione. Il Diavolo sale sull’altare ed orina senza indugi,
dentro l’aspersorio sacramentale, che gli presenta religiosamente
l’officiante.
Costui armeggiando un aspersorio a forma di fallo, irrora
abbondantemente gli stanti, a furia di asperges urinam sardonici.
Non si tratta precisamente di una “messa nera” vera e propria. La
messa del Sabba è più una parodia, assomigliante ad un sollazzo
buffonesco, che un vero rito blasfemo erotico – drammatico.
Si fa il segno della Croce al contrario, cioè con la mano sinistra
e con un ostentato stazionamento della mano sul sesso. Preghiere,
litanie consistono in cumuli di espressioni blasfeme, intercalate
da termini liturgici deformati, a volte non senza comicità, ma
sempre con oscenità.
I diversi momenti del culto cattolico sono riprodotti in un ordine
totalmente fantastico. Si incomincia, senza preamboli, dalla
Comunione. Essa consiste nella profanazione delle ostie, in
qualsiasi modo si possa immaginare: il modo peggiore non sta
senz’altro nel gettarle in pasto ai rospi.
Ma questo genere di cerimonia sembra fatta apposta per far venire
in mente altre idee ai “fedeli”.
Sberleffi, capriole irriverenti precedono esibizioni e
contorcimenti meno ingenui. Le mani frugano sotto le gonne, nei
corpetti, nei pantaloni, le donne cominciano a presentarsi con
delle proposte piccanti ed aggiungono il gesto alla parola
mostrando impazienza: come se fossero degli uomini.
Ma bisogna calmarsi, anche se solo provvisoriamente, per sentire
il sermone del Diavolo.
È un capolavoro di derisione. Tutto ciò che esiste di nobile e di
alto nell’essere umano è aspramente condannato, svergognato,
stigmatizzato, minacciato nei più terribili castighi. Tutto ciò
che vi è di basso e di vile è magnificato, glorificato, portato
alle stelle. Viene rigorosamente ordinato di rischiare gli orrori
del Paradiso e l’infamia della Vita Eterna, ecc. La folla ed i
preti – stregoni non riescono a contenere il loro entusiasmo per
il peccato. L’Offertorio rischia di trasformarsi ex abrupto in
baccanale. A imitazione dell’Elevazione, uno stregone nudo sotto
la casula, mostra un’ostia nera che viene accolta da degli
“evviva”. “Belzebù, Belzebù” salmodiano delle giovani streghe
improvvisatesi chierichetti, riverse indecorosamente all’inverso
sui gradini dell’altare. “Corvo Nero! Corvo Nero!” risponde tutta
l’assemblea in delirio. E degli inquietanti volatili si mettono
effettivamente a volteggiare sopra il tabernacolo, abitato da un
gufo. Si affonda un pugnale nel calice, che ne esce sanguinante:
lo si consegna, cerimoniosamente al Maestro Leonardo. Costui se ne
compiace e… si mette a tavola, accompagnato dalla giovane e
procace strega, che Egli ha scelto come Regina del Sabba. Con
costei egli beffeggerà e schernirà tutta la notte l’idea stessa
del matrimonio cristiano.
Messa, religione, filosofia demoniaca sono presto dimenticate.
Ognuno prende posto ai tavoli del banchetto, secondo un ordine di
precedenza, che una legione di piccoli demoni artigliati ha
incarico di far rispettare.
Non si pensa ad altro che a far gozzoviglie e bagordi. Il solo Dio
presente è il ventre.
Ed i cibi che vengono portati, ancora fumanti in immensi paioli
scaldati col gas fuligginoso, che esce dal suolo, si depongono
direttamente sulla tovaglia dorata. Essi sono tanto abbondanti
quanto deliziosi. Si può ammirare zuppa di carne umana, rospi
nella loro bava, membra di impiccati frollati, bambini allo
spiedo, cadaveri disseppelliti al sugo, cervelli di cane, passato
di ortiche, viscere di cavallo crepato.
Tutto ciò si innaffia di bevande verdastre e brunastre, che
scorrono da vasi difformi. Si tratta forse di birra vomitata, di
colaticcio di letame fresco, di sangue, oppure di bava o di
decotto di piante malefiche? Non ci si pone neppure la domanda, si
beve a garganella.
Ed il Sabba porta i suoi frutti: non si sa più distinguere il
buono dal cattivo, allo stesso modo vengono confusi il Bene con il
Male. Satana ha raggiunto il suo scopo. Tra una portata e l’altra,
tutti cantano, a voce spiegata in coro, strofe oscene. Si trova
sempre qualcuno da far saltare sulla tavola, per mimarle senza
alcun pudore. I gesti più spinti sono follemente applauditi.
Subito, si unisce alla compagnia un’orchestra composta di aborti
grinzosi, vestiti di velluto scarlatto e coperti di sonagli, come
i rospi. Flauti, zufoli, ghironde ed oboe, violini, tamburi e
trombette, crani forati sui quali si batte il tempo a colpi di
tibie mal scorticate, producono una grandiosa cacofonia, che ha
almeno il merito di permettere ai più balordi di dimenarsi senza
preoccuparsi del ritmo.
Continua...
Gloria
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